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Gennaio 2008
 
 

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Un anniversario che celebra anche
un'istituzione italiana a Hollywood

A settembre, VideoAge celebra il suo 25mo anniversario. Ci si potrebbe chiedere cosa ci sia di speciale, quando ci sono tante riviste che, ogni anno, celebrano anniversari d’oro e d'argento. VideoAge é speciale per tanti motivi, tra i quali il fatto che rappresenta una delle poche presenze italiane ad Hollywood.
    VideoAge é nata grazie ad Hollywood ed all’industria televisiva italiana che hanno appoggiato Dom Serafini nel lancio della rivista specializzata per il settore televisivo internazionale.
    Serafini, ex-direttore di Tv/Radio Age International, creò VideoAge con una formula allora originale: le grandi società dell'industria televisiva internazionale finanziarono il progetto in cambio di pagine pubblicitarie. Tra le 20 società Usa che inizialmente finanziarono VideoAge vi erano: Mgm, Abc, Kodak, Osmond International (la famiglia Osmond ) e Cbn (Pat Robertson). Tra le societá Italiane vi erano: Mifed (Fiera Milano), Rusconi Editore, Canale 5 (Silvio Berlusconi), TV Port (Giuliano Re) e Italtoons (Giuliana Nicodemi). Dal Brasile arrivò anche l'appoggio di Globo Tv, la principale rete Tv del paese.
    Il 1981, quando nacque VideoAge, era un periodo magico sia per l’Italia –– che introdusse in Europa le reti televisive private –– che per Hollywood, che poté espandere il suo mercato oltre i monopoli Tv statali dei paesi europei.
    Nel 1983, durante la fiera del Natpe a Las Vegas, VideoAge creò il concetto di un quotidiano per le fiere Tv.  A quel tempo non esisteva lo sviluppo delle foto in un'ora e quindi si faceva uso delle Polaroid; i fax non erano ancora diffusi; i cellulari non esistevano e, per comunicare, si usavano degli ingombranti walkie-talkie. Per essere facilmente identificabili nelle affollate sale fieristiche, i giornalisti indossavano magliettine gialle con la scritta VideoAge Daily.
    Tra le prime aziende americane ad appoggiare i quotidiani di VideoAge furono Enter-Tel, e Telepictures e, in Francia, la rete Tf1.
    I quotidiani fieristici di VideoAge sono ancora più importanti nell'era di Internet. Infatti, durante le fiere, per mancanza di tempo, i partecipanti riescono solamente a controllare la posta elettronica, mentre il quotidiano cartaceo di VideoAge rappresenta un mezzo di facile e conveniente lettura per tenersi informati sugli eventi. Alle fiere Tv, sia gli espositori che gli acquirenti fanno affidamento sui prodotti cartacei di VideoAge senza che l'impatto editoriale sia diminuito dai servizi on-line.
     Quando fu fondata Videoage, il settore contava 5 riviste specializzate già affermate: Variety, The Hollywood Reporter, Brodcasting, Tv/Radio Age e, in
Gran Bretagna, TV World.
Sia Tv/Radio Age che Tv World chiusero i battenti verso la fine dagli anni 80. Attualmente, sono 10 le riviste che coprono tutti gli aspetti del settore televisivo, specialmente quello internazionale, e molte altre curano campi specifici, come il video sul cellulare. Queste fanno tutte parte di grandi conglomerati internazionali, con l'eccezione di VideoAge.
    Il nome VideoAge venne scelto perché il 1981 era definito come l'era (age) del video, dopodichè il New York Times cominciò ad usare "video age" per descrivere la vita in un universo di 500 canali Tv (ai giorni nostri definiti del tipo “push”). Oggi, con l’arrivo della televisione Internet e dei canali video del tipo "pull", l’era del video continua a risuonare.
    Per le riviste del settore Tv professionale, rendersi indispensabili é un compito arduo perché spesso i loro lettori conoscono già i dettagli degli argomenti trattati, e molte volte gli articoli rivelano solamente la “punta dell'iceberg.” Queste riviste, inoltre, devono anche criticare lo stesso settore che le finanzia con la pubblicità (le entrate dagli abbonamenti sono trascurabili). Infatti, il contenuto editoriale tagliente di VideoAge ha, a volte, causato alla rivista la perdita di introiti pubblicitari, ma mai il rispetto delle società interessate.
    In tutti questi anni la sfida é stata di evolversi editorialmente, graficamente, tecnologicamente e nel modo in cui si propongono ai clienti le inserzioni pubblicitarie. Tutto ciò in aggiunta ai cambiamenti nell’industria televisiva stessa: basti pensare che, mentre negli anni 90 il settore editoriale Tv specializzato poteva contare su di una clientela di oltre 500 società, oggi questo numero si é  ridotto a poco più di 80.
    Per VideoAge, la somma di questi cambiamenti ha causato l'eliminazione del reparto vendite. Quando l’integrazione verticale cominciò ad erodere la base clienti del settore, per controbilanciare gli effetti negativi delle concentrazioni, VideoAge rafforzò la sua struttura vendite aggiungendo più personale nei suoi uffici di New York, Los Angeles, Londra e Milano.
    Divenne presto evidente che, anche con questa manovra, la vendita delle pagine pubblicitarie aumentava di poco. In seguito, lo sviluppo della tecnologia digitale fece sì che VideoAge potesse eliminare il reparto vendite, sostituendolo con una semplice operazione di marketing. Questo cambiamento é stato possibile perché i suoi tipografi, sia in Italia che negli Usa, sono in grado di ricevere ed amministrare tutto il materiale pubblicitario via Internet. In questo VideoAge non é sicuramente unica, basti guardare il settore aereo, dove buona parte dei biglietti viene venduta via Internet.
    La premessa di VideoAge é semplice: far in modo che le vendite si generino da sole offrendo un ottimo prodotto editoriale affiancato ad un'eccellente distribuzione.
Videoage, comunque, non ha trascurato l'aspetto on-line del settore, essendo stata, nel 1997, una delle prime ad utilizzare il Web, stabilendo un sito in inglese,(www.VideoAge.org), uno in spagnolo (www.VideoAgeLatin.com), ed uno in italiano (www.VideoAge.it). Oggi, VideoAge online é fonte di informazione fondamentale per l’industria Tv internazione, con "E-beat", una newsletter quotidiana via e-mail e "Paper Clips", una rassegna stampa settimanale via e-mail.
VideoAge é stata, inoltre, la prima rivista del settore ad inserire su ogni numero un Dvd per i clienti che vogliono presentare i loro nuovi programmi televisivi e cinematografici ai lettori.
    In questi 25 anni, VideoAge é stata apprezzata dai Baby Boomers, dalla generazione “X”, oggi dai giovani con "l'infradito" e, presto, dai loro discendenti. Rimane, di fondo, una creatura degli anni 80 che non apprezza le integrazioni verticali, le consolidazioni, i monopoli e le posizioni dominanti.
VideoAge ama l’industria del film e quella della Tv ed apprezza la competitività, i mercati con pari opportunità, l'innovazione tecnologica ed un campo da gioco con regole uguali per tutti.
    Per VideoAge, la televisione rimane più di un'industria: é un universo di stelle (i direttori), di “superstar” (i vice-presidenti) e di quasar (i presidenti) che si estende dalla politica alla regolamentazione, sociologia, sondaggi, finanza, produzione, distribuzione, telecomunicazioni, satelliti, pirateria fino alle nuove tecnologie, senza trascurare l'aspetto storico. VideoAge é solita trasformare complicati argomenti tecnici in testi comprensibili per chi non se ne intende, oltre agli editoriali di "My 2¢" (due grani di sale) di Dom Serafini, pagine dalla natura così controversa che, a volte, vengono evitati dagli inserzionisti nel piazzamento della loro pubblicità.
    I prossimi 25 anni sono ancora da tracciare, ma VideoAge é ben preparata a continuare a servire l’industria televisiva internazionale con i suoi editoriali taglienti, un'aggressiva distribuzione, servizi via Internet e Dvd.

Nella foto, il primo numero di VideoAge.
Nel 1995 il formato diventò "tabloid".

 

 

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